
In questo momento la politica di Israele nei confronti del governo di Teheran è quella dell'attesa, ribadire a chiare lettere che il modo migliore per tenere a bada l'avversario è quello di inasprire le sanzioni e non quello di bombardarlo.
Questo apparente distacco che Israele mostra è dovuto al fatto di non voler provocare un nemico, che per il momento non è attivo, e per evitare che lo stesso si possa animare da desiderio di vendetta.
Israele è convinta che l'Iran non rappresenta una minaccia per lo Stato ebraico mentre lo è in misura maggiore per i paesi del Golfo dove la pressione politica di Teheran potrebbe far cambiare alcuni equilibri tra gli Stati confinanti legati anche alla produzione di greggio.
E' evidente che l'atomica per Ahmadinejad rappresenta anche un'"assicurazione" contro un eventuale attacco statunitense già perpretato contro l'Iraq per il petrolio ed altri motivi strategici.
Quindi Israele pare non voglia alimentare tensioni, propone inasprimenti sanzionatori nel tentativo di far girare il problema lavorando anche a livello di intelligence affinché l'Iran diventi un pericolo soprattutto per l'Europa, Russia compresa, e gli Stati Uniti.
E poi come si sta ponendo l'Europa nei confronti dell'Iran?
Finora troppo morbida, soprattutto la Russia che pare non accorgersi che attorno a Teheran orbitano paesi islamici dell'Asia centrale un tempo facenti parte dell'Unione Sovietica.
L'Italia non deve sottovalutare la questione, i rapporti sono sempre molto tesi, vanno dall'esclusione di Ahmadinejad alla cena offerta dal premier in occasione del vertice Fao di Roma, alla formale protesta che il governo di Teheran ha rivolto all'Italia non ricevendo il neo ambasciatore Alberto Bradanini per l'inizio formale del suo mandato.
Tra il nostro paese e l'Iran ci sono in ballo 5 miliardi di euro di interscambi commerciali e il ruolo di Frattini non è sicuramente facile, da una parte l'impegno nei confronti dell'Onu di sostenere la promulgazione di sanzioni e dall'altra quella di tenere saldi i rapporti tra i due paesi.
C'è da aggiungere, infine, che il leader iraniano ha il suo bel da fare contro le rappresentanze moderata del suo governo le quali gettano acqua sul fuoco ogni volta che il presidente iraniano fa affermazioni anti-israeliani, come l'ultima ripresa un paio di giorni fa dal quotidiano Kargozaran dove ribadisce che il suo corpo militare dispone oggi di un numero di "martiri" superiore a quello del periodo bellico e pronti a qualsiasi sacrificio in caso di attacco da parte dei "nemici" di sempre.
Usa e Israele sono nuovamente avvertite.
Lino B.






