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domenica 7 dicembre 2008

Armamenti atomici

Il 20 gennaio prossimo il "football", la valigetta di metallo rivestita di pelle con dentro i codici per gli armamenti nucleari, verrà affidata da G.Bush al nuovo presidente americamo Obama. La valigetta contiene un telefono con collegamenti diretti ai centri nucleari del Pentagono di Colorado Springs e al "Sito R", il comando blindato tra il Maryland e la Pennsylvania che amministra i 300 ordigni in perenne stato di allearta. Oltre al telefono un libello descrittivo di tutte le opzioni: dal singolo attacco, all'impiego dell'intero arsenale, con i relativi segnali di comando. Obama si trova davanti ad arsenali che contano ad oggi circa 10000 armi nucleari sparse per il mondo. Un rapporto dell'AIEA (agenzia internazionale energia atomica) lo scorso mese riportava 439 reattori in funzione in 30 paesi con 36 centrali in costruzione, il direttore generale dell'AIEA El Baradei ha denunciato 250 casi di furto o perdita di materiale radioattivo. Inoltre la Russia si sta riarmando e Putin ha minacciato di usare armi atomiche per difendere i suoi interessi, mentre altri 50 paesi stanno costruendo impianti ad arricchimento.

giovedì 13 novembre 2008

Roma antica su Google


Roma antica su Google
E’ la più vasta e completa simulazione in 3d di una metropoli dell’antichità, accessibile a chiunque grazie a Google Earth. Il viaggio virtuale di “Roma Antica” è stato presentato in Campidoglio.

Il viaggio lungo le vie dell’Urbe tardo-imperiale è sovrapponibile alle normali immagini di Roma su Google Earth. Concepito in base al plastico del Museo della Civiltà Romana, è una fotografia della Roma tardo-imperiale intorno al 320 d.C., al tempo di Costantino, e comprende circa 6.700 edifici ‘visitabili’ in ogni minimo dettaglio.

Un nuovo strumento di forte interesse potenziale per lo sviluppo del turismo romano, che potrebbe – auspica il vicesindaco Cutrufo con delega al turismo – invogliare nuovi visitatori a venire nella capitale.

Per vedere Roma Antica in 3d, clic su http://earth.google.it/rome/.


Fonte Comune di Roma

martedì 4 novembre 2008

Se vince il nero

Se vince il nero la crisi finirà, se vince il nero ci sarà sempre il sole, se vince il nero il decreto Gelmini verrà ritirato, se vince il nero Colaninno comprerà Air France, se vince il nero i separati torneranno insieme, se vince il nero qualsiasi impresa sarà possibile; le banche ci pagheranno i mutui e i malati guariranno presto, se vince il nero i petrolieri decideranno di arricchirsi meno, non ci sarà più il pericolo dello scioglimento dei ghiacciai e si risolverà la fame nel mondo.

Se vince il nero non accadrà nulla di tutto questo.

Però se vincerà il nero sarà come per lo sbarco sulla luna: le vite degli uomini resteranno ferme ma l'umanità avrà compiuto un passo avanti.
Se poi questo nero alle intenzioni farà seguire i fatti avremmo vinto tutti davvero.
Sempre che vinca il nero.

Tratto da un articolo di Massimo Gramellini

sabato 11 ottobre 2008

Immigrati, permessi di soggiorno a punti


La proposta della Lega è quella di dare agli immigrati permessi di soggiorno a punti.
In buona sostanza si parte da una riserva di 10 punti concessi a chi dimostra di avere un buon livello di integrazione sociale e una discreta conoscienza della lingua italiana. Ogni violazione di legge comporterà una diminuzione dei punti fino all'azzeramento e alla revoca del permesso.
Mettiamo che la proposta venga attuata e che funzioni, e che poi qualcuno decidesse di estenderla agli italiani, inventandosi una cittadinanza a punti simile per requisiti.
Io personalmente comincerei ad essere preoccupato pensando alla mia pessima integrazione sociale, come quella della maggioranza di tutti noi. Penso solo a quello che succede ai semafori, negli uffici, sui pianerottoli di casa.
E poi la conoscienza della lingua italiana difficoltà per molti di saper coniugare i verbi in modo corretto così come l'uso del congiuntivo.

Infine le violazioni di legge, qui molti hanno il loro bel elenco di peccatucci più o meno innocui.

Se passasse la cittadinanza a punti in breve ci troveremmo ad essere un popolo di nomadi.

Lino B.

martedì 7 ottobre 2008

Il Papa, Dio e i soldi


"Soltanto la parola di Dio è solida, i soldi svaniscono", questo ha detto il Papa durante la riflessione partita dal brano evangelico sulla casa costruita «sulla sabbia o sulla roccia».

Stia tranquillo nessuno ha intenzione di chiedergli un prestito.

Lino B.

sabato 4 ottobre 2008

Granbassi: e se fosse maschilismo?


Molti atleti famosi e non hanno indossato l'uniforme dell'Arma dei Carabinieri, due su tutti mi vengono in mente anche per i loro coloriti comportamenti: Alberto Tomba e Aldo Montano.
Campioni sportivi che nell'Arma hanno fatto i comodi loro.
Nessuno si scandalizzò per il fatto che partecipassero a programmi televisivi.
Nessun ex Presidente della "prima" Repubblica scrisse ho dichiarò che il loro comportamento ledeva il prestigio dei Carabinieri.
Malgrado Montano andasse in tv non per fare informazione ma reality, considerati da molti programmi spazzatura.

La Granbassi invece da fastidio perchè donna.
Allora viva la Granbassi, una che va avanti per la sua strada, non si fa intimidire e partecipa ad Annozero a fianco di Santoro sfruttando le occasioni che il successo sportivo le sta offrendo.

Lino B.

giovedì 2 ottobre 2008

Amore: serve cambiare spesso?

Oggi grazie alla possibilità che abbiamo tutti di poter viaggiare, studiare o lavorare in altre città, abbiamo continue occasioni di conoscere altre persone, inoltre internet è uno strumento che ciascuno può utilizzare anche per nuove conoscenze.
Quindi nel campo amoroso ognuno di noi, se vuole, ha la possibilità di scegliere tra molte alternative.
Eppure sono molte le persone che non trovano l'amore e che si sentono sole.

Avendo molte occasioni a disposizione alcuni, spesso, hanno tanti rapporti e provano a cambiare in modo forsennato partner.
Alla più piccola delusione cercano subito un'alternativa, qualcosa di meglio.

Occorre del tempo per capire se in un rapporto c'è amore oppure solo un'attrazione, occorre tempo per capire se un legame è forte.

L'amore infatti è come un diamante; durissimo e fragile.
Vuole tutto, non puoi dirgli: "Resta dove sei, vado a fare un'altra esperienza e torno".
E se lo perdi non puoi sostituirlo, non c'è nessuno sul pianeta che lo possa sostituire.
Si può cercarlo per anni nei viaggi, nelle discoteche, nei club, su internet senza trovarlo.
Spesso, però, quando meno te lo aspetti, lo incontri.
Ma, come la prima volta, corri sempre il pericolo di fare un errore e di perderlo.

Devi riconoscerlo e averne cura.

Lino B.

martedì 23 settembre 2008

Le minacce del governo di Teheran: pericolo o no


In questo momento la politica di Israele nei confronti del governo di Teheran è quella dell'attesa, ribadire a chiare lettere che il modo migliore per tenere a bada l'avversario è quello di inasprire le sanzioni e non quello di bombardarlo.
Questo apparente distacco che Israele mostra è dovuto al fatto di non voler provocare un nemico, che per il momento non è attivo, e per evitare che lo stesso si possa animare da desiderio di vendetta.

Israele è convinta che l'Iran non rappresenta una minaccia per lo Stato ebraico mentre lo è in misura maggiore per i paesi del Golfo dove la pressione politica di Teheran potrebbe far cambiare alcuni equilibri tra gli Stati confinanti legati anche alla produzione di greggio.

E' evidente che l'atomica per Ahmadinejad rappresenta anche un'"assicurazione" contro un eventuale attacco statunitense già perpretato contro l'Iraq per il petrolio ed altri motivi strategici.

Quindi Israele pare non voglia alimentare tensioni, propone inasprimenti sanzionatori nel tentativo di far girare il problema lavorando anche a livello di intelligence affinché l'Iran diventi un pericolo soprattutto per l'Europa, Russia compresa, e gli Stati Uniti.

E poi come si sta ponendo l'Europa nei confronti dell'Iran?
Finora troppo morbida, soprattutto la Russia che pare non accorgersi che attorno a Teheran orbitano paesi islamici dell'Asia centrale un tempo facenti parte dell'Unione Sovietica.

L'Italia non deve sottovalutare la questione, i rapporti sono sempre molto tesi, vanno dall'esclusione di Ahmadinejad alla cena offerta dal premier in occasione del vertice Fao di Roma, alla formale protesta che il governo di Teheran ha rivolto all'Italia non ricevendo il neo ambasciatore Alberto Bradanini per l'inizio formale del suo mandato.
Tra il nostro paese e l'Iran ci sono in ballo 5 miliardi di euro di interscambi commerciali e il ruolo di Frattini non è sicuramente facile, da una parte l'impegno nei confronti dell'Onu di sostenere la promulgazione di sanzioni e dall'altra quella di tenere saldi i rapporti tra i due paesi.

C'è da aggiungere, infine, che il leader iraniano ha il suo bel da fare contro le rappresentanze moderata del suo governo le quali gettano acqua sul fuoco ogni volta che il presidente iraniano fa affermazioni anti-israeliani, come l'ultima ripresa un paio di giorni fa dal quotidiano Kargozaran dove ribadisce che il suo corpo militare dispone oggi di un numero di "martiri" superiore a quello del periodo bellico e pronti a qualsiasi sacrificio in caso di attacco da parte dei "nemici" di sempre.
Usa e Israele sono nuovamente avvertite.

Lino B.

venerdì 19 settembre 2008

Uomini:ascoltate le donne


La donna moderne cresce con l'ansia da protagonismo, impegni di lavoro, impegni familiari e personali che le provocano un senso inestinguibile di inadeguatezza.

La nostra missione (in quanto uomini), quindi, è quella di essere presenti e saper ascoltare.

La donna, dal proprio compagno di vita, non si aspetta più quasi nulla: meno che mai a letto.

Quello di cui a bisogno è essere risollevata nei momenti di sconforto come un massaggio rinvigorente, quando ormai si sente non più all'altezza, brutta e invecchaita.

Frasi del tipo: va tutto bene amore, non preoccuparti cara, tu ed io fino in fondo ecc.

Poi se tutto è condito con un pò di umorismo allora si raggiunge l'apice.

Lino B.

8 per mille...dubbi


Gli spot della Chiesa cattolica ci spiegano che il denaro dell'8 per mille è destinato ai bambini del terzo mondo e ad opere per disabili.

Ma in realtà solo il 10% di quasta cifra viene investita nelle promesse fatte in tv, il resto viene utilizzato per altre spese.

Se invece non si vuole finanziare la Chiesa cattolica le soluzioni sono quelle di donare l'8 per mille direttamente a un'altra Chiesa, oppure:
1)destinare la somma allo Stato, ma comunque una parte dei soldi finisce sempre alla Chiesa cattolica, mentre il resto lo Stato lo investe in maniera varia per esempio finanziando missioni di pace all'estero.
2)oppure, come fanno in molti, lasciando in bianco la dichiarazione. In questo caso l'8 per mille viene spalmato sulle altre chiese in proporzione alle preferenze ottenute.

Questo per quei pochi che non lo sapessero...

Lino B.

giovedì 18 settembre 2008

Pazzie di fine estate


VINCE LA BARA NON RITIRA IL PREMIO.

In una riffa un uomo della provincia di Foggia ha vinto una bara, una lapide, una luce eterna e un loculo al cimitero, ma non ha ritirato il premio.
Ma gli organizzatori hanno rassicurato l'anonimo vincitore: non c'è scadenza, c'è sempre tempo per passare alla cassa.

Tratto da Leggo

Cyber-guerra: nuove potenze


Denominata anche la guerra del futuro, si tratta di organizzazioni criminali che tramite sistemi informatici violano siti internet, distruggendo file ed archivi digitali, database interi e tutto questo contro banche ma anche contro sistemi informatici di nazioni intere.

Utilizzano tecniche come 66DDoS (tecnica che blocca un sito web subbissandolo di richieste contemporaneamente, sino ad esaurire le risorse del server), oppure il web defacement (modifica dell'home page).

E poi ancora RBN "russian business network", si tratta di una organizzazione criminale ormai storica, con sede a San Pietroburgo, il cui business è l'esecuzione di attacchi informatici, l'invio di spam e il furto di informazioni su richiesta.
Anche in Italia nel 2007 abbiamo iniziato a conoscere questa organizzazione e la mafia russa che vi si cela dietro: siti web sotto attacco DDoS, ai cui proprietari RBN ha detto, semplicemente: "pagate e smetteremo, altrimenti rimarrete sconnessi da internet".

Infine il phishing, il furto di identità e informazioni riservate.
L'Anti-Phishing Working Group ha analizzato 52000 domini internet utilizzati per il phishing, stilando una sorta di classifica di nazioni dove sono presenti più phishing web sites: Hong Kong, Thailanda, Romania, Cile, Lituania, Estonia e Repubblica Ceca.

Lino B.

martedì 16 settembre 2008

Primo giorno di scuola: esempio da non seguire


E' fuori discussione che in una società democratica e liberale come la nostra si abbia la libertà di poter protestare contro la decisione del governo soprattutto quando si tratta di difendere il proprio posto di lavoro.

Ma il modus operandi ideato e messo in pratica ieri in alcuni istituti scolastici nazionali, all'apertura dell'anno scolastico, per contestare le nuove regole annunciate dal ministro della pubblica istruzione Gelmini, ha il grave difetto di aver coinvolto gli studenti; i quali devono usufruire di questo servizio educativo senza subire strumentalizzazioni di sorta.

I professori devono trasmettere alle future generazioni non solo un grado decente di istruzione ma anche rispetto, senso del decoro ed educazione.

Ieri non è stato dignitoso ed educativo manifestare vestiti a lutto con cappelli di carta da asino e fasce nere al braccio.
Ci sarà tutto il tempo per organizzare manifestazioni, cortei, assemblee sindacali e quant'altro.
Ma l'immagine che bisognava dare all'apertura dell'anno scolastico doveva avere un carattere di serietà e tradizione che in altri campi generalmente viene rispettata.

Per questo la messinscena organizzata non è in linea con la funzione educatrice che spetta agli insegnanti e tutto questo si è svolto davanti agli occhi dei nostri figli che in questo momento non hanno certo bisogno di ulteriori esempi negativi.

Lino B.

lunedì 15 settembre 2008

Un pensiero...

Ubi iacet dimidium, iacet pectus meum...
...dove giace la mia metà, là giace il mio cuore...

Lino B.

venerdì 12 settembre 2008

Formaggi avariati: la truffa continua

Nei giorni scorsi mi è capitato di soffermarmi su un articolo pubblicato sul sito luogocomune.net a firma di Marco Cedolin col cui contenuto mi sono trovato assolutamente daccordo e che mi aiutato a riflettere, per questo ho deciso di pubblicarlo sul questo blog.



Molti sicuramente ricorderanno la truffa riguardante i formaggi scaduti e marcescenti contenenti larve, escrementi di topo, muffa e materie plastiche, che anziché essere indirizzati allo smaltimento venivano fusi e riproposti sugli scaffali dei supermercati sotto forma di prodotti freschi e “genuini”. Una truffa che aveva profondamente turbato l’opinione pubblica, anche in virtù del coinvolgimento nel malaffare di marchi di primaria importanza quali Galbani, Granarolo, Ferrari, Medeghini, Biraghi, Prealpi e molte altre ancora. Una truffa che è stata portata avanti per lungo tempo anche grazie al silenzio di moltissimi dipendenti delle aziende coinvolte che sapevano tutto ma hanno evitato di denunciare l’accaduto temendo di perdere il proprio posto di lavoro.

L’inchiesta continua a procedere ed i nuovi sviluppi hanno messo in luce il coinvolgimento di personaggi “insospettabili” nonché un giro di affari sempre più enorme che ormai coinvolge mezza Europa, dalla Spagna all’Austria, dalla Francia alla Germania e al Belgio.

L’ex ufficiale dei carabinieri Francesco Marinosci che dirigeva la caserma del paese di Casalbuttano in provincia di Cremona è risultato essere il rappresentante legale e amministratore unico dell’azienda DELIA che costituiva insieme alla Tradel di Casalbuttano di proprietà di Domenico Russo,il vero perno dell’intero sistema del malaffare e dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica.

Il veterinario dell’ASL piacentina Luciano dall’Olio, attualmente ancora in servizio, era l’uomo che certificava come “sano” il pastone maleodorante (nelle intercettazioni definito “merda” dai personaggi coinvolti nella truffa), arrivando perfino a “dimenticare” il timbro dell’ASL di Piacenza negli uffici del caseificio dando modo all’azienda di procedere a vere e proprie autocertificazioni. Per lui l’accusa è al momento quella di falso ed abuso d’ufficio.

Insieme a loro risultano indagati anche altri personaggi appartenenti all’Asl e gli inquirenti nutrono sospetti anche su funzionari delle forze dell’ordine.

Gli investigatori dopo avere allargato il ventaglio dei prodotti finiti messi in vendita e oggetto della frode anche al ricco mercato dei formaggi grattugiati in busta sempre più spesso presenti sulle tavole degli italiani (che in questo caso sembra contengano il pastone ammuffito anziché parmigiano o grana padano) hanno affermato di ritenere che di aziende come DELIA sia pieno il mercato e che sullo stesso mercato abbondino i grandi marchi ben disposti ad utilizzare questo tipo di “servizio” per incrementare i propri profitti.

I nuovi sviluppi dell’inchiesta, che non sembra ancora avere delineato le dimensioni internazionali della truffa nella loro interezza, mettono in evidenza come i malfattori abbiano potuto continuare la propria attività indisturbati per lungo tempo proprio grazie alla copertura di quelle persone che avrebbero dovuto controllare il loro operato al fine di preservare la salute dei cittadini. La collusione fra controllore e controllato, vero e proprio cancro in Italia, spesso portato avanti nella più completa impunità, come dimostra l’operato di molte ARPA il cui principale compito consistere nell’omettere (quando non addirittura contraffare) i dati delle rilevazioni concernenti l’inquinamento ambientale, si manifesta una piaga sempre più difficile da sanare.

I Ministeri della Sanità (o meglio ciò che ne resta) e dell’Agricoltura, probabilmente messi sotto pressione dai grandi e potenti marchi coinvolti, continuano a tacere riguardo alla truffa dei formaggi, nonostante l’importanza della questione sia dal punto di vista sanitario che da quello economico stia ormai assumendo proporzioni di estrema rilevanza ed esistano serie possibilità che attività parallele a quelle dell’inchiesta principale continuino tuttora a prodursi con le conseguenze che facilmente si possono immaginare per la salute dei consumatori.

Evidentemente per la classe politica italiana è preferibile lasciare il tutto assopito nell’oblio mediatico e magari dedicarsi a parlare di calcio, dal momento che in fondo nonostante i formaggi contenenti carcasse di topi e vermi ammuffiti non “c’è ancora scappato il morto” e sono in gioco il nome e l’onore di tante aziende importanti e “rispettabili”.

Marco Cedolin

mercoledì 3 settembre 2008

Courchevel 1850


L’HOTEL MERCURE E’ SITUATO IN UNA VALLATA A 1900 MT DI ALTEZZA DINANZI AD UN LAGHETTO CHE RISPECCHIA TUTTO IL PAESAGGIO CIRCOSTANTE. DIFRONTE UN CAMPO DA GOLF BATTUTO PER LO PIU’ DA GIOCATRICI PRINCIPIANTI O DA COMMENDADORI DALL’IMBARAZZANTE PANCIA. DAVANTI SI INNALZA UN’IMPONENTE MONTAGNA ROCCIOSA ED ACUMINATA SULL’APICE, QUA E LA QUALCHE PERCOSO MONTANO FA DA CORNICE ALLA VALLATA CHE NELLA PARTE BASSA FA VANTO DELLE VARIE SFUMATURE DI VERDE. TUTT’INTORNO PINI ED ABETI, FIERI ED IN SCHIERA, FORMANO UNA SORTA DI FOLTA CRINIERA SUL PROFILO DELLA COLLINETTA DI DESTRA. IL VERDE DEL LAGHETTO SI CONFONDE CON QUELLO DEI PRATI. LA MATTINA L’ARIA E’ FRESCA ED E’ BELLO TRATTENERSI SULLA TERRAZZA DINANZI A QUESTO MAGNIFICO PAESAGGIO. I COLORI RILASSANO E SI E’ INEBRIATI DA MILLE ODORI CONFUSI CON I SAPORI DELLA PRIMA COLAZIONE. CI SI PERDE CON LO SGUARDO, SONO MILLE LE SFUMATURE CHE SI POSSONO DISTINGUERE E ALLORA VALE LA PENA RESPIRARLE E GUARDARLE TUTTE PER TENERLE GELOSAMENTE CUSTODITE NELLA MENTE PER POI SOCCHIUDERE GLI OCCHI ED ASSAPORARLE NUOVAMENTE QUANDO L’INVERNALE FRENESIA CITTADINA DIVENTA OPPRIMENTE. LA MATTINA SI PUO’ RIMANERE DISTESI SUI COMODI LETTINI IN RIVA AL LAGO SOTTO IL SOLE CALDO COME IL SOLE DI MONTAGNA E RIFRESCATI OGNI TANTO DA QUALCHE NUVOLA PASSEGGERA CHE NELL’ALTO DEL CIELO AZZURRO OMBREGGIA IN PARTE LA VALLATA. L’ACQUA FA SCIVOLARE LA TEMPERATURA DEL TERMOMOMETRO A 18 GRADI

sabato 30 agosto 2008

L’eco dell’ultima stoccata


Il sibilo della lampo e il raggio di luce che penetra nella sacca mi acceca. Sono passate 4 ore da quando siamo partiti. Ho viaggiato comoda sul sedile posteriore dell’auto. Sarò io la protagonista della gara. Ieri sera mi ha coccolato, accarezzato e tolto la ruggine che mi infastidisce, solo lui sa quanto tengo alla mia forma. Finalmente si comincia, sento la sua mano che stringe l’impugnatura e comincio ad ondeggiare nell’aria. E’ un trofeo importante ed oggi sa come prendermi e io non voglio deluderlo, continuo a colpire l’avversario e la luce si accende.
Sento il nervosismo che mi scivola lungo la lama, continuo a dirgli: “Usa la testa”. E lui si lancia contro l’avversario come una furia, tocco il bersaglio mi piego fino a rimanere senza fiato, ondeggio e tocco. Sembra una passeggiata, gli assalti vanno tutti a buon fine: cominciamo le dirette.
Si salta la prima ed aspetto l’avversario. Non mi molla un attimo è stretto a me come fossi la sua mamma, gli dò fiducia e lo ripago.
Di nuovo in pedana, aggancia il passante e lo controlla lo sente allungarsi lungo il corpo come fosse una giugulare gonfia di sangue.
Tocca la coccia dell’avversario e vado in puntamento.
“A voi”.
Guardo il mio avversario dritto in petto è lì a pochi centimetri, mi muovo agile sulla pedana, cerco di mettere a fuoco il bersaglio come fa il pilota di un caccia incollato al timone di coda del suo nemico, qualche istante e giù via in affondo: uno a zero e si ricomincia.
Parte bene questa semifinale e sono sempre lì a pochi centimetri dal prossimo punto. Sono in trans agonistica, mi muovo con agilità nell’aria, paro e rispondo con attacchi ed affondi. L’assalto si chiude con una vittoria, si va in finale.
Mi emoziono come uno scolaretto è solo un anno e mezzo che ho cominciato a tirare, non ho mai assaporato l’atmosfera di una finale, comincio ad avere paura, la tensione sale. Il mio avversario è arrivato terzo al G.P.G. E’ di tutto rispetto, mi guarda con aria di sfida pensa di aver già vinto, forse perché non mi ha mai visto su una pedana da finale.
Ma non mi faccio intimorire.
La guardo nella punta con aria di sfida, ma lei si alza come fosse un fioretto ho il bersaglio di fronte a me senza difesa. Ma che vuol dire? Parto in affondo ma sono toccato sul braccio. Niente, non è niente, si arriva a dieci, non è successo niente. Mi prendo subito il pareggio, ma vado sotto tre a uno. Mi ha sorpreso. Cavolo! La mia prima finale e mi sono fatto sorprendere come un pollo. Non può finire così. Su, forza ritrova la concentrazione. Ma cosa succede, perché mi stringe così forte, e perché è immobilizzato sulla pedana, cerco di muovermi, ma sono come paralizzata. Ci vuole una scossa. Ma come! Si rischia di andare sotto pesantemente e poi come si recupera? Un urlo! Ecco cosa ci vuole un urlo d’incoraggiamento, magari da fuori, da qualcuno lì sulla tribuna.
“Dai Manuel, forza, muoviti, reagisci”.
Puntuale, ci serviva una scossa, è la voce del padre.
Che fai? Non puoi deluderlo è lì che ti guarda. Ricomincio a muovermi veloce, sotto i riflettori che mi accecano e come se vedessi i miei movimenti riflessi in uno specchio, ho ripreso freschezza ed agilità. Svolazzo in aria con finte e contro finte, entro a bersaglio. Uno, due, tre punti e mi porto sul quattro a tre. Mi giro, fà il pugno e soffoca un urlo di gioia in gola.
Mi gaso, sembro un’imprendibile farfalla e i colpi entrano con facilità, stò dominando il match, non concedo più nulla, ho sempre più sicurezza e fiducia.
Il braccio è forte e deciso, la testa è fresca come la brezza mattutina di primavera.
Nove a cinque.
Manca un punto, ho di nuovo il bersaglio a portata di punta e voglio chiudere. Ho una strana sensazione. Sto per vincere. Saranno contenti di me, il mio primo torneo vinto. Che fico! Ma…cavolo, mi sono distratta e…nove sei. Sono di nuovo in guardia, rischio di far rientrare in partita il mio avversario, lo guardo: suda e ha voglia di rifarsi. Devo chiudere l’incontro. Lo punto dritto in petto e voglio fare una flache e così chiudo in bellezza.
Lo controllo, lo invito con una finta, faccio un mezzo passo indietro e carico il quadricipite d'appoggio, lui abbocca va per avanzare e io anticipo lanciandomi contro di lui. Bip! Centro!
Entro deciso e preciso sul bersaglio mi piego fino a quasi spezzarmi, mentre schizzo via fuori pedana, sfilando e sfiorando il mio avversario, sorpreso e frastornato dal sibilo dell’ultima stoccata.
Mi giro in un salto, tolgo la maschera e lancio un grido di gioia, mentre il sudore si riversa sul viso come un fiume in piena.
E ora saluta l’avversario mi dico. Ma… cado a terra, girando sulla coccia per 90 gradi. Rimango li ferma e tutti intorno si abbracciano, si stringono e si fanno i complimenti e io lì ferma che guardo, sono fiera di me ma…lì ferma. Ho fatto il mio dovere provo a gridare: ”Ho vinto pure io”. Ma niente, lì a terra ferma… sembra che nessuno mi senta. E allora…va bene sono felice e so che il mio posto è dentro la sacca chiusa con la lampo, al buio e in attesa del prossimo assalto in compagnia dell'assordante eco dell'ultima stoccata.

Lino B.

Per cosa si uccide

Titolo: Per cosa si uccide
Autore: Gianni Biondillo
Editore: Guanda
Anno di pubblicazione: 2004


Il noir è ambientato nel quartiere simbolo della periferia milanese di Quarto Oggiaro, dove l'ispettore di Polizia Ferraro è protagonista suo malgrado delle indagini su una serie di omicidi.
Il romanzo comincia con un cane ucciso e si snoda tra la milano fatta di cemento, in realtà ad essere raccontata è una città intera: le vie di lusso e inverdite artatamente da stilisti isterici; i negozi con commesse eleganti e signorili; le modelle anoressiche e malvestite che vagano stanche; il tutto ambientato tra Lazzaretto, la chiesa di San Maurizio il Monastero Maggiore e Brera.
Il protagonista del romanzo è l'ispettore Ferraro, separato con figlia.
Ha interrotto gli studi senza laurearsi, un uomo senza qualità particolari se non un buon senso dell'umorismo, che mangia cibi surgelati e vive in un appartamento dove regna la confusione.
Il suo rammarico maggiore sta nel cognome; avrebbe preferito che finisse con una "i" o una "a" per non avere un nome "loffio".
Si troverà ad affrontare quattro casi di omicidio che accadono nello spazio temporale delle stagioni e la domanda ricorrente è "per cosa si uccide".
Se lo domanda soprattutto durante un interrogatorio dove il presunto omicida risponde: "Non lo so, è lei l’esperto, me lo dica lei per cosa si uccide…". "Si uccide per i soldi e per il sesso, in buona sostanza si uccide per il potere". Questa è la risposta di Ferraro.
E che, però, dopo altri casi di omicidio riterrà insufficiente. Per questo avrà di sè una pessima considerazione; per non aver capito prima che si può uccidere anche per qualcos'altro.
E se avrete voglia lo potrete scoprire leggendo il romanzo.

Lino B.

lunedì 25 agosto 2008

Pochi inutili nascondigli



FALETTI GIORGIO
POCHI INUTILI NASCONDIGLI
Editore: BALDINI CASTOLDI DALAI

Da improbabile poliziotto "Vito Catozzo" di "Drive in" a scrittore di romanzi gialli. E' da poco uscito il quarto romanzo di Giorgio Faletti (Io uccido 2002-Niente di vero tarnne gli occhi 2004-Niente da un evidente destino 2006), "Pochi inutili nascondigli" una raccolta di 7 racconti sul genere horror. Nella scia di Poe e King Faletti traccia un titolo dal significato particolare: ognuno di noi cerca di esorcizzare nella vita quotidiana quei sentimenti negativi che sono presenti in qualche angolo della nostra coscienza. Ma il "mostro" che c'è in noi, a volte, riesce ad emergere mostrando gli aspetti più letali.
I paesaggi, ben conosciuti da Faletti, e i per personaggi sono descritti con dovizia di particolari come ormai ci ha abituto nei suoi romanzi.
Ogni capitolo è a se stante quindi il libro può essere letto in varie tappe.
Rispetto ai libri precedenti qui l'autore riesce ad esprimersi con grande abilità narrativa con il dono della sintesi e dell’equilibrio e questo permette al lettore una partecipazione personale e quindi un buon coinvolgimento emotivo.

Lino B.

venerdì 23 maggio 2008

Il cuore di una persona per bene

Può capitare a volte di trovarsi a fare i conti con la propria professione, può capitare di dover prendere decisioni importanti in pochi istanti, può capitare di veder andare in fumo un anno e mezzo di duro lavoro, può capitare di fare i conti con se stessi e può capitare che tutto ciò avvenga in un solo minuto e quel minuto dedicarlo con cuore a chi in quello stesso momento sta lottando contro la morte.
Il suo pensiero sulla Repubblica è inciso per sempre: scientia rerum reipublicae salus.

Questo pensiero è dedicato a una persona per bene e io ho la fortuna di conoscerla.

Lino B

venerdì 11 aprile 2008

Doveva morire


di Imposimato Provvisionato

edizioni chiarelettere


Il 16 marzo 1978 ero in gita scolastica presso una piccola fabbrica di materassi alla periferia di Roma avevo poco più di dodici anni. Giravamo accompagnanti dalla guida incuriositi dalle enormi macchine da lavoro quando un uomo ci raggiunse e con voce tremolante ci disse che l'onorevole Moro era stato rapito. Il volto di quell'uomo con lo sgomento e la paura è rimasto per sempre impresso nella mia mente.
Dicono che tutti ricordano quello che facevano quella mattina.

Lo ricorda sicuramente il Venerabile che quella mattina ricevette 2 persone all'hotel Excelsior una delle quali si rivolse dicendo "il più è fatto adesso aspettiamo le reazioni" (testimonianza di Nara Lazzerini al processo strage di Bologna).
Lo sa il colonnello Guglielmi del Sismi, agli ordini del generale Musumeci(tess P2 1604)presente in via Fani la mattina dell'agguato nonché istruttore in corsi speciali di addestramento a tecniche di agguato e di imboscata che si tenevano nella base militare segreta di Capo Marrargiu. (Si saprà nel 91)
Lo sa il giudice Ferdinando Imposimato che con l'aiuto del giornalista Sandro Provvisionato torna sul caso Moro con "Doveva morire" chi ha ucciso Aldo Moro.
Il libro, che ho appena finito di leggere, mi ha colpito per l'ottima qualità narrativa, riesce ad entrare nei fatti con molta precisione, supportato da molta documentazione anche originali.

L'impronta è decisamente complottista, dall'intervento del super killer presente la mattina in via Fani (quello che spara 49 dei 91 proiettili usciti dalle armi dei terroristi), alle interferenze nelle indagini del Kgb, dai collegamenti provati tra br e raf all'enigma dell'Istituto di lingue parigino Hyperion, dai comitati "pidduisti" istituiti subito dopo il rapimento da Cossiga, alle occasioni mancate per liberare lo statista.
Insomma gli scenari di quei giorni con le bugie le omissioni e i depistaggi sono raccontati con dovizia di particolari (richiamo di approfondimento a fine capitoli e nutritissima documentazione a fine libro).
Ma la sensazione a fine lettura è sempre la stessa quella che si è avuta in questi trent'anni: la morte dello statista fu voluta da tante persone e da tante fazioni tutte in lotta tra loro.


Lino B

mercoledì 26 marzo 2008

Abbiamo ucciso Aldo Moro


di Emmanuel Amara
edizioni Cooper
Ho appena finito di leggere il libro di Emmanuel Amara, "Abbiamo ucciso Aldo Moro". Amara è un giornalista francese che ha intervistato Steve Pieczenik, esperto di terrorismo del Dipartimento americano che dopo pochi giorni la strage di via Fani arrivò in Italia con il compito di gestire la trattativa con le B.R..
Il libro in buona sostanza traccia le linee teoriche che in questi anni sono già state solcate da altri autori che si sono occupati del sequestro Moro. Intrecci di servizi segreti di mezzo mondo in particolare Russi, Americani ed Israeliani, i quali avevano tutti una cosa in comune: non far liberare Moro per evitare che lo stesso adempisse il suo scopo, quello di fare un governo con i comunisti di Berlinguer (anche lui vittima di un misterioso attentato a Sofia, qualche anno prima, a bordo di un'autovettura tamponata da un autocarro pieno di pietre che causò la morte di un occupante). Il libro è abbastanza ripetitivo, riporta testimonianze varie di ex brigatisti, giornalisti e politici dell'epoca.
Ma la vera novità sono le dichiarazioni di Pieczenik che afferma di aver condotto la trattativa in maniera che si concludesse con l'omicidio del Presidente DC da parte delle brigate rosse per dare stabilità all'Italia e all'Europa stessa. Insomma sacrificare l'ostaggio per la ragione di Stato.
Per compiere questa azione Pieczenik ha usato la tecnica trotzkista, cioè consentire alll'avversario di partecipare al gioco, lasciargli credere che sta vincendo la partita, ottenendo così il risultato di alzare molto le sue aspettative. Cercare di prolungare il più possibile questa situazione e poi provocare una delusione dietro l'altra: e così l'avversario cadrà nelle tue mani.

Questo personaggio è riuscito veramente a muovere i fili del sequestro? E Cossiga, l'allora Ministro dell'Interno lo ha lasciato fare?
La verità sulla morte dello statista non ha mai soddisfatto nessuno, nè cinque processi e una commissione parlamentare sono riusciti a fare chiarezza. Sicuramente Moro avrebbe potuto essere salvato.
La vittima di questa commedia della morte, invece, riposa in pace nella tomba di famiglia in un paesino a pochi chilometri a nord di Roma.


Lino B.

venerdì 14 marzo 2008

Consigli

L’italiano medio con il suo stipendio tra i più bassi d’Europa, le tasse tra le più alte del mondo e servizi pubblici indecenti può credersi al riparo da uno tsunami finanziario. Peggio di così gli sembra difficile. Qualche piccola precauzione è comunque meglio prenderla per non rovinarsi del tutto. Per chi non ha soldi, non fare nessun debito. Per chi ne ha ancora qualcuno non investire in fondi e rimandare l’acquisto della casa.Verso la catastrofe con ottimismo.

sabato 8 marzo 2008

Trent'anni dopo il rapimento Moro


I morti sono sottoterra. Gli assassini sono liberi. E noi non siamo riusciti a fare i conti col nostro passato

di GIUSEPPE D'AVANZO

ROMA - Dicono che da quel giorno, in via Mario Fani all'incrocio con via Stresa, ci sia l'ombra lunga di una maledizione. Dicono che niente va come dovrebbe. I commerci s'inceppano. Gli alberi sfioriscono. Sull'angolo della strada c'era un salice, trent'anni fa - era il 16 marzo del 1978, quando le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro. Il salice disseccò d'improvviso qualche mese dopo la strage e nessuna accorta cura poté impedirne la morte. Dicono che fu il primo segno della malasorte. Non c'è più il fioraio, Antonio Spiriticchio. Non c'è più il chiosco dei giornali dei Pistolesi. La stazione di servizio si è trasformata in un lavaggio fai-da-te. Sugli angoli delle due strade che s'incrociano, appiccicati alla meno peggio ai cartelli stradali, decine di messaggi propongono "affari" immobiliari. Pare che chi ci abita faccia le valigie, appena può. Il bar che allora si chiamava "Olivetti" è diventato un ristorante, "La Camilluccia". È chiuso, con i tavoli abbandonati all'aperto sotto la pioggia alle nove del mattino - l'ora in cui le Brigate Rosse si mossero. Dicono che ci sia una maledizione e deve essere storiella metropolitana perché se si attraversa la strada verso via Stresa c'è ancora la siepe di pitosforo dove gli assassini attesero, nascosti. Il pitosforo è cresciuto e i tronchi ben potati sono ormai larghi come tre dita. C'è una gran calma. Il traffico è leggero e ordinato, attenuato dal recente sottopasso tra il Foro Italico e la Pineta Sacchetti.

Anche quel giorno il traffico non era intenso. Il piccolo corteo di auto (una 130, un'Alfetta) scendeva veloce dalla collina quando la 128 di Mario Moretti con una targa del Corpo diplomatico frenò di botto all'incrocio. Fu allora che gli altri, con gli impermeabili blu, i berretti da piloti dell'Alitalia, uscirono da dietro la siepe con le pistole e gli M12. Spararono 91 proiettili contro i cinque uomini della scorta di Moro, il maresciallo Oreste Leonardi, i brigadieri Domenico Ricci e Francesco Zizzi, gli agenti di polizia Giulio Rivera e Raffaele Iozzino - il solo che riuscì a replicare con due colpi. Furono annientati in una manciata di secondi.

Non è la maledizione quel che abita in via Fani, queste sono sciocchezze. Quel che mette a disagio, se ci si guarda intorno, è la memoria. Un'ingombrante memoria, in questo colle di Roma, non aiuta quel po' di storia identitaria che abbiamo messo insieme negli ultimi trent'anni. L'immagine del passato è ancora lì incorrotta come per il ricordo dell'assassinio di JFK o dell'11 settembre. Non c'è chi non ricordi dov'era e con chi in quel momento, che cosa disse e fece in quel momento preciso quando seppe che cosa era accaduto a Roma. Non c'è chi non abbia ancora negli occhi - al punto da poterne sentire ancora l'ansia - i parabrezza frantumati, i fori neri nell'auto bianca, il corpo di Iozzino a braccia larghe coperto da un lenzuolo bianco e la macchia di sangue sull'asfalto - densa, scura - un caricatore vuoto accanto al marciapiede nel piano sequenza di 3 minuti e 12 secondi dell'operatore del Tg che accompagna la voce ansimante di Paolo Frajese. Quel che non va è la storia, non la memoria. La storia, dopo trent'anni, dovrebbe essere ferma, fissa in un ordine temporale chiuso e ordinato, immobile, ragionevolmente condivisa alle nostre spalle e dovrebbe essere deficit della memoria farsi abitualmente ondivaga, flessibile, soggettiva, un po' falsaria. Per il "caso Moro" quest'equilibrio è capovolto: la memoria è solida, resistente, "condivisa"; la storia è fragile, contraddittoria, incerta, ancora precaria, quasi impedita dalla memoria. Dalla memoria dei brigatisti che scrivono, parlano, raccontano tra silenzi e omertà; la memoria di chi era al potere in quei giorni e ancora ha voce oggi: più che parlare spiegando, dissimula, confonde reticente e ancora oggi nasconde che cosa è stato. Si può riattraversare la strada ora. Dalla siepe di pitosforo verso l'angolo dove furono bloccate le auto. Sul muro tufaceo c'è una lapide, protetta da un vetro, che ricorda i custodi di Moro. "In questo luogo cinque uomini, fedeli allo Stato e alla democrazia, sono stati uccisi con fredda ferocia mentre adempivano al loro dovere". Non si legge di Aldo Moro, come se quegli uomini non fossero morti per il presidente della Dc. Non si legge dei terroristi delle Brigate rosse, come se non fossero, loro, gli assassini. Sottratte le ragioni e i responsabili, chi ha ucciso quegli uomini e perché? Non c'è scritto. Come se non potesse essere ancora scritto. Come se fosse ancora troppo azzardato scolpirlo nella pietra. Come se ancora non se ne potesse fare "storia". Come se fossimo tutti d'accordo a consegnarci a una sorta di "smemoratezza patteggiata".

Aldo Moro fu ucciso in via Camillo Montalcini, 8. Al primo piano, interno 1, fu interrogato e "processato" per 54 giorni, prigioniero in un cubicolo largo poco più un metro e lungo quattro, ricavato con una parete di cartongesso nel salone doppio che dava su un piccolo giardino. La mattina del 9 maggio i suoi carcerieri lo fecero vestire con gli stessi abiti di marzo. Lo costrinsero in una cesta. Due rampe di scale. Il garage. Nel box, la Renault 4 amaranto era parcheggiata con il muso verso l'esterno. Entrarono. Lo sistemarono nel bagagliaio. Il corpo di traverso appoggiato sul fianco sinistro. Gli coprirono il volto con il lembo di una coperta di colore rosso bordò. Mario Moretti e Germano Maccari gli spararono con una Walter Ppk silenziata, che si inceppò subito, e due raffiche definitive di una Skorpion. Non c'è alcuna traccia di quest'orrore in via Montalcini. La via è deserta. Nemmeno al capolinea degli autobus più avanti c'è anima viva. La "prigione" ha le serrande abbassate come se l'appartamento fosse abbandonato e senza vita e ci si occupasse soltanto del piccolo giardino che appare ben curato. Nel condominio nessuno risponde al citofono. Sono tutti al lavoro. Pare che si venga qui soltanto per dormire. In strada, due manovali rumeni. Chiedere di Moro? Sul muro, non una targa né una lapide né alcun segno. Anche qui, non c'è traccia della "storia" in questa strada anonima e appartata della Portuense dove Anna Laura Braghetti e Germano Maccari vigilarono sul presidente della Dc e Mario Moretti lo interrogò. Un luogo introvabile in quei giorni. Invisibile, quasi misterioso nonostante le perquisizioni, gli accertamenti, i posti di blocco, le "battute". Ogni giorno per cinquantaquattro giorni ci furono in Italia 1294 posti di blocco (157 nella capitale), 1881 pattugliamenti (444 a Roma), 637 perquisizioni (173 a Roma). Furono controllati in quel periodo 6 milioni e mezzo di italiani e tuttavia per lo meno una ventina di brigatisti riuscirono con successo ad attraversare la capitale in lungo e in largo in quei giorni; a telefonare alla famiglia e agli amici del presidente della Dc da piazza Colonna, da via Giulio Cesare, dalla controllatissima Stazione Termini; a incontrarsi in piazza Barberini, all'angolo di via Veneto per decidere finalmente se uccidere o liberare il "prigioniero"; a cenare più volte a Trastevere con i leader dell'Autonomia sollecitati dal partito socialista a tentare una trattativa; a stampare volantini nella tipografia al 31 di via Pio Foà; a consegnarli nella Galleria Esedra, di fronte al Grand Hotel, in piazza Risorgimento, in piazzetta Augusto Imperatore, addirittura "nel quadrilatero del Palazzo" dentro il cestino della carta straccia di quella piazza del Gesù dove la sede della Democrazia era diventata l'epicentro della tragedia per gli uomini della Democrazia Cristiana - Zaccagnini, Anselmi, Misasi, Galloni, Pisanu, Bodrato, Taviani. Vi si riunivano in "costante contatto" con Cossiga (ministro dell'Interno), Andreotti (presidente del Consiglio), Fanfani (presidente del Senato), Leone (presidente della Repubblica) per decidere, come sostiene a ragione Giovanni Moro, di non decidere: evitarono ogni dialogo e trattativa con i sequestratori e si preclusero, nello stesso tempo, ogni possibilità di rintracciare davvero la prigione di Moro o gli appartamenti abitati dai terroristi (via Gradoli, via Chiabrera, Borgo Pio). Come, al contrario, si fece prima e dopo quel 16 marzo del 1978 per il giudice Mario Sossi, il generale James Lee Dozier, l'assessore regionale Ciro Cirillo. * * * La Renault 4 targata N56786 con il corpo di Aldo Moro, nascosto alla vista dalla coperta nel portabagagli, si muove intorno alle sette del mattino lungo le strade secondarie della Magliana, Monteverde, Trastevere. Poi, il ponte sul Tevere e il Ghetto. Piazza Mattei. Piazza Paganica. Botteghe Oscure deserta. L'auto volta a destra in via Michelangelo Caetani. La parcheggiano tra i civici 8 e 9 accostata allo stretto marciapiede di porfido, il muso rivolto verso via Funari. Via Caetani è una strada breve, austera, umida, buia. Ci si passa in fretta. C'è una sola macchia di colore nel grigio della pietra. È di fronte al palazzo che ospita l'Istituto di storia moderna, la Discoteca di Stato, il Centro studi americani. La macchia di fronte a Palazzo Caetani è di un giallo sbiadito lungo poco più di due metri, alto tre. Al centro, la lapide ricorda: "Cinquantaquattro giorni dopo il suo barbaro rapimento, venne ritrovato in questo luogo, la mattina del 9 maggio 1978, il corpo crivellato di proiettili di Aldo Moro. Il suo sacrificio freddamente voluto con disumana ferocia da chi tentava inutilmente d'impedire l'attuazione di un programma coraggioso e lungimirante a beneficio dell'intero popolo italiano resterà quale monito e insegnamento a tutti i cittadini per un rinnovato impegno di unità nazionale nella giustizia, nella pace, nel progresso sociale". Anche qui nessun accenno ai cinque uomini che, prima di Moro, sacrificarono la loro vita. Nessun riferimento, nessuna allusione alle Brigate rosse. Come se la strage di via Fani e l'assassinio di Moro non appartenessero alla stessa tragica parabola. Come se chi venisse dopo di noi non dovesse conoscere i responsabili e la ragione di quelle barbarie, la loro contiguità nella morte. Anzi, la ragione di quella tragedia è come nascosta, reinventata. Dicono che via Caetani sia stata una "scelta simbolica" per le Brigate rosse. Dicono che la strada è giusto nel mezzo tra il palazzo di via Botteghe Oscure, dov'era la direzione del Partito comunista, e palazzo Cenci Bolognetti che ospitava, a piazza del Gesù, gli uffici della direzione della Democrazia cristiana. Dicono che quell'uomo mostrato agli occhi del Paese come un fagotto gettato in fretta in un'auto doveva dire agli italiani quanto fosse impossibile e nefasto il patto politico del "compromesso storico". Nella costruzione di questa memoria - di questo bisogno di memoria - c'è una manipolazione, uno scarto anche toponomastico. Via Caetani non è nel mezzo tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. È lontano un centinaio di metri dal palazzo rosso. È in un'altra direzione rispetto al palazzo bianco. La "nuova" collocazione di quella strada buia nel cuore di Roma scolpisce nella memoria collettiva una rappresentazione sapientemente alterata della morte di Aldo Moro. Liquida con una scelta perentoria ogni necessità di storia ("Tutto è così chiaro"). Ne confonde le logiche. Ne occulta le responsabilità. Rende di "geometrica potenza" la lucidità politica dell'assalto allo Stato delle Brigate rosse. Esalta la "fermezza" delle istituzioni pubbliche e delle forze politiche, anche quando è stata soltanto un espediente strumentale o ipocrita. Rende possibile una quieta "comunione nella dimenticanza" protetta da una memoria collettiva che lascia senza risposte assennate le questioni essenziali. Se le Brigate rosse o chi, attraverso loro, tirava dall'esterno o dall'interno i fili di una cospirazione voleva liberarsi dello scomodo Moro per impedire l'accesso dei comunisti nell'area di governo, perché rapirlo e non ucciderlo subito, lì a via Fani, con la sua scorta? È proprio vero che i comunisti avrebbero votato la fiducia al IV governo Andreotti, nonostante le perplessità sui nomi dei ministri? O al contrario fu il sequestro di Moro che li costrinse a metter da parte i molti dubbi che avrebbero dovuto sciogliere proprio quella mattina del 16 marzo? Quale influenza ebbe - non sul sequestro del presidente della Dc, ma negli ambigui 54 giorni che seguirono - quell'"area occulta del potere" che, negli italiani anni settanta, era particolarmente affollata di logge massoniche, servizi segreti "deviati", affaristi, neofascisti, mafiosi, grand commis, prelati, imprenditori e, sull'altro fronte, di sindacalisti, giornalisti, politici, intellettuali legati alla sinistra extraparlamentare e "rivoluzionaria"? * * * Eleonora Moro non abita più in via del Forte Trionfale, 79. Cinque anni fa, anche lei, è andata via. L'uomo che ripulisce il breve viale di accesso non l'ha mai conosciuta né vista. * * * Non c'è più la Democrazia cristiana. Non c'è più il Partito comunista. Non ci sono più quelle Brigate rosse. Quel mondo è scomparso. I morti sono sottoterra. Gli assassini sono liberi. Dopo trent'anni, abbiamo soltanto la nostra memoria a confondere ogni differenza. Può essere la conclusione, provvisoria. Non siamo riusciti a fare i conti con la nostra storia, con un assassinio che ha chiuso alle nostre spalle, come un cancello di pietra, i primi tre decenni della Repubblica. Questa collettiva impotenza ci consente soltanto i ricordi che ci fanno più comodo, che ci appaiono - al momento - più utili. Se così deve essere, il miglior ricordo è ancora oggi soltanto nelle parole che, nell'ora dell'addio, Aldo Moro scrisse a "Norina". "Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo".

Dal sito di Repubblica

domenica 24 febbraio 2008

Prima che il giorno finisca

Autore Giovanni Musco
Genere Romanzo Italiano
Una donna e i cambiamenti della sua vita.

Ho finito di leggere questo libro, un romanzo dai sapori aspri che accompagna il viaggio di una donna alla ricerca del suo destino cercando di dare un senso anche alle vicende più dure e difficili, il tutto passando attraverso luoghi, anni e momenti più significativi della sua vita. L’infanzia nella Valsolda, sul lago di Como, in Calabria e poi Brescia, il periodo universitatio a Milano fino alla completa maturità e al lavoro di insegnante nel periodo della contestazione sessantottina e agli spari degli anni di piombo. Una storia dove le amarezze delle rinucie e delle scelte si confondono con l'asprezza di cadute e la gioia delle risalite. Nel romanzo gli anni settanta costituiscono lo scenario ma anche la realtà con cui la protagonista si deve confrontare, questo gli consente di sintetizzare gli avvenimenti e i cambiamenti della società che la circondano; realtà che le ricorda come, anche se il cammino si presenta irto ed arido, per ciascuno di noi un'opportunità per risolvere con gli altri e con se stessi può presentarsi.

Lino B.

venerdì 22 febbraio 2008

Svolta mutui, si cambia senza spese

Prestiti casa. Un mercato da 300 miliardi. Primi effetti della riforma Bersani

Intesa azzera i costi del notaio. E Unicredito rinegozia 18 mila contratti. Plauso dei consumatori
Il mercato è davvero grande: i mutui già sottoscritti sono 3,5 milioni e valgono 300 miliardi. Perciò, dopo che la legge ne ha garantito la portabilità, si è accesa una forte concorrenza. Lo prova in modo chiaro l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo che ieri ha annunciato l'azzeramento di tutti gli oneri per chi vuole trasferire il contratto, quindi anche quelli «accessori» come la parcella notarile, un colpo di spugna a un costo variabile fra 500 e mille euro.
L'istituto guidato da Corrado Passera è il primo fra le grandi banche a promuovere un'iniziativa del genere. Ma è probabile non resti la sola a lungo: anche il superconcorrente Unicredit si sta attrezzando e dovrebbe essere pronto in breve tempo. Il mercato è comunque in pieno movimento. Alcuni istituti, soprattutto esteri come Ing o Barclays, hanno puntato sui costi ma, come il gruppo inglese attraverso l'istituto specializzato Woolwich, applicando bonus sulle spese notarili. In altri casi poi l'azzeramento degli oneri è ancora lasciato alla «libera» negoziazione e quindi alla disponibilità della banca e all'abilità del cliente.
«La nostra iniziativa fa chiarezza. Al cliente diciamo in modo molto semplice: se trasferisci da noi il tuo mutuo non paghi nulla», dice Andrea Crovetto, direttore commerciale Banca dei territori Intesa-Sanpaolo. Che inquadra la mossa in una «politica di attenzione a un mercato delle famiglie che sta cambiando», e fa due esempi: «Negli ultimi nove mesi abbiamo erogato 10 mila finanziamenti a lavoratori con contratti atipici e dato la possibilità di sospendere le rate del mutuo per un certo periodo di tempo».
In effetti l'efficacia della mossa annunciata giovedì si misurerà, oltre che nei possibili risparmi (nel comunicato è indicato anche l'azzeramento degli oneri di «un'eventuale nuova perizia », che tuttavia dovrebbero essere già stati cancellati dalla normativa) soprattutto nella trasparenza promessa. La legge Bersani e un successivo emendamento ad hoc dell'ultima Finanziaria, hanno reso possibile la portabilità eliminandone i costi bancari (commissioni, spese di istruttoria e così via), ma non quelli accessori come appunto gli oneri relativi al notaio per la stipula del nuovo contratto e l'annotazione dell'ipoteca, cioè della garanzia sul prestito. Garanzia che cambia beneficiario (dalla vecchia alla nuova banca) e si trasferisce senza necessità che, com'era previsto prima della legge, venga prima estinta e poi riaccesa.
Dall'inizio dell'anno scorso, cioè da quando è possibile il trasloco del mutuo (tecnicamente la «surroga») è nata la concorrenza non solo sui nuovi contratti ma anche su quelli già sottoscritti. I consumatori non hanno certo perso tempo: nel 2007 ci sono state 42 mila rinegoziazioni e 50 mila estinzioni anticipate. Una mobilità resa più agevole anche da iniziative di categoria, come l'accordo fra Abi (l'associazione delle aziende di credito) e consumatori sui costi di estinzione anticipata e l'introduzione della procedura interbancaria elettronica per il trasferimento, promossa sempre dall'Abi a partire dal 4 febbraio e in fase di avvio operativo in queste settimane.
La procedura consente al cliente di rivolgersi direttamente solo alla banca nuova, che «dialoga» con quella vecchia facendo partire il contratto automaticamente da una certa data. Certo, sul mercato le rinegoziazioni sono state favorite, oltre che dalla competizione, anche da altre considerazioni e urgenze (ieri Unicredit ha sottolineato di aver rivisto nel 2007 mutui di 18 mila clienti «rischiosi » prima della crisi dei subprime). Ma senza dubbio il mercato è in piena effervescenza grazie alla portabilità, tanto è vero che l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo è stata salutata in modo positivo da associazioni dei consumatori come l'Adiconsum.
Fonte Corriere della Sera

martedì 19 febbraio 2008

Cosa succede alle api?

Le api stanno scomparendo: morìa, disorientamento... Ma come potrebbe essere un mondo senza api?
Sicuramente più grigio: bloccando il sistema di impollinazione si bloccherebbe anche il meccanismo della vita sul pianeta. La rivista Apitalia, a pubblicato i dati e le cause di questo problema.
"Alle api sta succedendo qualcosa di veramente serio: in Italia, nel 2007, si sono persi circa 200.000 alveari. Il Europa il disastro oscilla tra il 30 e il 50 per cento di perdita di alveari, ma il grosso problema non è solo per le api, riguarda di riflesso anche noi, perché le api assicurano un importantissimo servizio di impollinazione senza il quale non ci sarebbe frutta, non ci sarebbero alberi, né ortaggi. Le spiegazioni sono tante. E’ il sistema immunitario delle api ad essere indebolito dall’attacco di molti fattori negativi: il clima impazzito, l’inquinamento ambientale, le sostanze tossiche usate in agricoltura. E non dimentichiamo il grosso problema, ancora poco studiato, degli ogm. Per quanto riguarda l’esperienza di Apitalia, tra i primi posti metterei la “Chernobyl agricola” , il sistema agricolo chimico che si è abbattuto sugli insetti, si è abbattuto in maniera devastante sulle api, falcidiandole. Sono chimica e inquinamento ad alterare tutto il sistema. In una zona come la Sicilia, che è una delle prime in Italia a produzione di biologico, vediamo che questa morìa che ha colpito così forte il Nord Italia – zona in cui sono diffusissime le monocolture – è stata molto meno consistente. In Sicilia si è avuto un impatto di mortalità delle api assai inferiore che nel resto d’Italia".

venerdì 15 febbraio 2008

Federico Aldovrandi

Oggi mi soffermo con un pensiero alla vicenda della famiglia Aldrovandi che tre anni e mezzo fa ha sofferto per la morte del loro figlio di 18 anni, morte sopraggiunta dopo che il ragazzo ha avuto una colluttazione con quattro agenti di Polizia. Quello che indigna e che questa vicenda è stata soffocata dai media, dalla Procura e dalla Polizia stessa. Sta emergendo (pensate a distanza di quasi 4 anni) che Federico sia stato vittima, probabilmente, di un duro pestaggio da parte degli Agenti e che sia morto per soffocamento dopo essere stato schiacciato a terra con troppa forza per essere ammanettato. Stamane ho sentito l'intervento della madre ad una radio romana, l'impressione che ho avuto è quella di una persona di grande dignità che in punta di piedi, ma con grande forza interiore, sta cercando la verità su quello che è successo al figlio quella maledetta sera del settembre 2005.
A questo indirizzo http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/ si può capire chi era Federico, e come si sta orientando il processo. Quello che mi sconvolge è che in Italia ci si indigna per un fatto calcistico e si è pronti a scendere in piazza, ma di fronte a certi fatti l'indignazione si trasforma in pura indifferenza.
Esprimo la mia solidarietà alla famiglia Aldrovandi con l'auspicio che la Giustizia possa portare il dovuto conforto ai genitori.

Lino B.

giovedì 14 febbraio 2008

Metalosis Maligna. An Extraordinary disease

Metalosis Maligna. Una malattia straordinaria

METALOSIS MALIGNA – In rete si iniziò a parlare di Metalosis, malattia immaginaria dei dispositivi medici installati nel corpo umano che si ribellano, diventano animati e si sostituiscono alla carne, assumendo le sembianze di un groviglio di escrescenze metalliche. Ne seguì Metalosis Maligna, un cortometraggio che racconta questa misteriosa e inquietante patologia. Totalmente immaginaria, ma incredibilmente verosimile, tanto da meritare sul web un sito dedicato in cui si descrive questa infezione dovuta al batterio streptococcus metalomaligna, che attacca le persone che hanno subito impianti di protesi metalliche. Tutto falso, chiaramente e, soprattutto, fortunatamente.

35 Frasi da mettere su bigliettini, sms per San Valentino

35 Frasi San Valentino auguri sms biglietti San Valentino
Frasi dolci e tenere in occasione di San Valentino ( 14 Febbraio) Frasi belle in ogni occasione una frase dolcissima per dire qualsiasi cosa, per fare un augurio, per esprimere un sentimento...
Parole d'amore a San Valentino, frasi d'amore per San Valentino, Fiori per San Valentino, Sms per san Valentino, dediche per San Valentino, lettere d'amore per San Valentino ecc...ecc...
Vi raccomandiamo anche di allegare degli auguri di San Valentino, un biglietto con dedica con scritto Ti Amo!.
Tante sono le leggende in merito a San Valentino. Una è quella in cui si dice che regalava le rose a chi passava dal suo giardino. Tutto iniziò quando San Valentino passeggiando per il suo giardino, sentì due fidanzati che litigavano. Invitandoli a ragionare San Valentino porse loro una rosa e disse loro di stringerla forte. Come per miracolo i due ragazzi si riconciliarono e successivamente si sposarono. Forse tu non fai i miracoli ma se scrivi qualche frase d'amore per auguri di San Valentino sicuramente colpirai il suo cuore.


Nel quaderno segreto della mia anima c'è una correzione, l'hai fatta tu un giorno. Il tuo "ti amo" è scritto in rosso e mai si cancellerà. Buon San Valentino amore mio, il nostro primo San Valentino. E quanti ne passeranno prima che quel rosso invecchi d'antico. Dolce mio pensiero, la persona più felice del mondo è ai tuoi piedi, sii sempre la sua Dea. Ti Amo, semplicemente...Ti Amo

Ti ho cercato tante volte, tra mille volti che indifferentemente correvano verso la vita; poi ho incontrato i tuoi occhi e lì mi sono persa per sempre

amore avrei tanto ma tanto desiderato passare questo S.Valentino con te....ma il destino nn ha voluto... comunque ricorda sempre che io ti amo e ti amerò x tutta la vita perchè per me 6 veramente importate...ti amo...un bacio...

dolce le tue mani che mi toccarono. Grazie al tuo sorriso che mi risollevò la vita. Quella mai lo scorderò.Di quella bella sensazione mai potrò scordare quello che dietro i tuoi occhi vidi, amore.

non ti amo per quello ke sei....ma per quello che sono io quando sto con te!!

Ti bacio ed entro nel tuo corpo, toccando la tua anima e mi perdo. Vedo, laggiù, una luce... ma è il tuo cuore! Grazie, amore, mi sono ritrovato. Interminatamente ti Amo.

Molte volte mi sono chiesta il perchè di questa festa, ora però ho capito... E' per persone speciali come tu lo sei per me!!! Ti Amo Piccolino Mio!!!

amore..è arrivato san Valentino la festa dell'amore… auguri amore mio sei tutta la mia via la ragione della mia esistenza

Niente poesie, niente di niente, ma un solo GRAZIE per questi bellissimi momenti che abbiamo passato in 7 anni... anche se di tutto ciò nn m può che rimanere un indimenticabile ricordo...TI AMO!!

Prima d'incontrarti vivevo una vita che non era la mia, ingarbugliata nella quotidianità e nelle mie insicurezze; conoscendoti hai fatto nascere nel mio cuore l'arcobaleno e io ho imparato a vivere la vita, e le mie incertezze si sono dissolte.

Vorrei esserti di conforto, vorrei essere li con te ogni istante che sei triste, ogni istante che ti viene il nervoso e prendi una delle tue maledette sigarette, vorrei essere li con te e baciarti, accarezzarti i capelli, le labbra, guardarti negli occhi e affondarci per ore, abbracciarti forte e immaginare di fondere il mio corpo con il tuo per formarne uno solo e di rimanere cosi per tutta la vita, vorrei essere li con te e basta, mi basterebbe solo averti vicino per vedere tutto il mondo intorno a me cambiare di nuovo, diventare il paradiso eterno.

amami come hai fatto fino ad oggi amami perchè vuoi farlo amami perchè lo senti amami ancora di più amami perchè ti amo io buon san Valentino

Chi ama è felice Chi non ama è infelice Chi non sa amare è perduto

Ho cercato un regalo per te che mi facesse ricordare... ti dono una lacrima... un sorriso... un bacio.. credo che non mi scorderai mai.

La mia vita senza te... è come una barca senza timone.. in balia degli eventi.. ecco perchè ti amo.

L'amore che provo non potrà mai spegnersi perchè per me amare vuol dire amare te, la felicità che provo non potrà mai perire perchè per me la felicità sei tu, il futuro che immagino non potrà mai deludermi perchè il mio futuro sei tu. Auguri amore!

Vorrei regalarti il sole ma è troppo in alto e non riesco a prenderlo... Vorrei regalarti le stelle ma sono troppe e non riesco a raccoglierle tutte... Vorrei regalarti il mio cuore ma questo appartiene già a te... Non posso fare nient'altro che dirti: AMO SOLO TE!!!

Abbiamo condiviso l'eternità della notte l'anelito dei nostri fiati. I nostri corpi hanno danzato all'unisono e le nostre labbra si sono dissetate scambievolmente. Ci siamo promessi una vita insieme. Auguri amore

E' nata da un sogno, un'illusione… è continuata con incertezze, insicurezze… si nutre di speranze, di progetti... è costellata d'amore, da impegno...è la nostra storia ..il nostro sogno...Buon San Valentino amore!

Anche se questa è la festa degli innamorati ed io non sono il tuo... Ricordati che c'è una persona che ti vuole particolarmente bene...quella persona sono io; non dimenticartelo mai!

Sapere che ci sei, per ascoltarmi ed amarmi, ridere con me e prenderti cura di me, rende ogni nuovo giorno meraviglioso, ed ogni momento passato insieme un ricordo prezioso. Ti Amo ogni giorno di più! Buon San Valentino.

Che la passione nei nostri cuori non tramonti come i giorni che passerò al tuo fianco.

Vorrei essere un goccia del tuo sangue per arrivare nel tuo cuore e leggere il mio nome. Auguri amore!

Ti amo vita mia... Ti amo perchè vedo il sole impallidire davanti al tuo viso... perchè vedo le tempeste placarsi quando sorridi... perchè vedo il tempo fermarsi quando mi baci... perchè vedo tutte le stelle del firmamento ammirarti mentre dormi... ma soprattutto ti amo perchè fai parte della mia vita, anzi Sei la mia vita ! Buon San Valentino.

Il mio desiderio più audace sarà soltanto di baciare quell'aria che poco fa ti ha baciata..

L'amore è la poesia dei sensi
La donna pensa come ama, l'uomo ama come pensa

mercoledì 13 febbraio 2008

i valori dello sport

Si fa un gran parlare del rugby come sport sano, il rispetto dell'avversario, il terzo tempo dove i vincenti rendono onore agli sconfitti. Eppure anche sui campi di rugby accadono risse tra giocatori come nei migliori film western. In rete se ne trovano a decine, sopra ho inserito un video da youtube.
Mal comune mezzo gaudio, mai proverbio fu più preciso.

San Valentino 2008: le immagini romantiche di Google Earth










Mercoledì, 13 Febbraio 2008.

La festa di San Valentino si avvicina. Ed ecco che anche Google Earth, il celebre sito che ci permette di ammirare la Terra dal satellite, vuole collaborare a rendere più romantico il clima di questa settimana. E per farlo ci mostra delle immagini all’insegna dell’amore. Guardando il mondo dall’alto, ci accorgiamo che sul nostro pianeta esistono tanti cuori, naturali o artificiali. Eccoli nella nostra galleria di immagini.

martedì 12 febbraio 2008

Aforismi di Oscar Wilde


Amo molto parlare di niente. E’ l’unico argomento di cui so tutto.
L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.
La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita.
Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni.
Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo.
La donna che non riesce a rendere affascinanti i suoi errori, è solo una femmina.
L’esperienza non ha alcun valore etico: è semplicemente il nome che gli uomini danno ai propri errori.
A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.
In ogni istante della nostra vita siamo ciò che saremo non meno di ciò che siamo stati.
Bisogna sempre giocare onestamente quando si hanno le carte vincenti. Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro.
Ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio.
Amare sé stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita.
A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è non ottenere ciò che si vuole, l’altra è ottenerlo. Questa seconda è la peggiore, la vera tragedia.
E’ assurdo dividere le persone in buone o cattive. Le persone sono deliziose o noiose.
C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé; in non far parlare di sé.
A tavola perdonerei chiunque. Anche i miei parenti.
A durare non soltanto le qualità superficiali. La natura più profonda di un uomo si scopre molto presto.
Agli esami gli sciocchi fanno spesso domande a cui i saggi non sanno rispondere.
Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica
Bisognerebbe leggere tutto. Più della metà della cultura moderna dipende da ciò che non si dovrebbe leggere.
Bisogna sempre essere un po’ improbabili.
Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un’emozione.
Bisogna essere seri almeno riguardo a qualcosa, se si vuole avere divertimenti nella vita.
L’uomo padrone di sé pone fine a un dolore con la stessa facilità con la quale improvvisa una gioia.
Avere avuto una buona educazione è un grange svantaggio. Ti esclude da tante cose.
Chiunque può essere buono in campagna. Non ci sono tentazioni.
Al giorno d’oggi siamo tutti così tirati che le uniche cose gradevoli da spendere sono i complimenti.
Chiunque può essere ragionevole, ma esser sani di mente è raro.
I giornalisti si scusano sempre con noi in privato per quello che hanno scritto contro di noi in pubblico.
Coloro che hanno molto, sono spesso avidi.
Che sciocchezza parlare di matrimoni felici; un uomo può essere felice con qualsiasi donna, purchè non la ami veramente.
Bisognerebbe sempre avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno.
C’è sempre qualcosa di ridicolo nei sentimenti di chi non si ama più.
Ci si rammarica della perdita delle peggiori abitudini, forse più di ogni altra cosa. Sono in effetti una parte così essenziale della nostra personalità.
Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare col successo di un amico.
C’è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia.
Chi è povero, essendo amato?
C’è qualcosa di terribilmente morboso nella compassione che oggi si prova per la sofferenza. Si dovrebbe provare simpatia per il colore, la bellezza, la gioia di vivere. Quanto meno si parla dei mali della vita, tanto meglio è.
Ci sono molte cose che butteremmo via volentieri se non temessimo che qualcun altro le raccogliesse.

lunedì 11 febbraio 2008

Scie chimiche


Da ormai due lustri, i nostri cieli sono caratterizzati da lunghe scie bianche. Sono le scie degli aerei. E' risaputo, infatti, che gli aerei rilasciano al loro passaggio delle scie bianche chiamate"scie di condensazione". Si tratta di un fenomeno del tutto naturale. I gas caldi (mix tra vapore acqueo e gas combusti) che fuoriescono dai motori degli aerei venendo a contatto con l'aria fredda dell'atmosfera innescano il processo della condensazione: il vapore acqueo si trasforma in piccoli cristalli di ghiaccio soggetti all'evaporazione. Per la loro natura, le scie di condensazione si dissolvono in circa 30-50 secondi (in casi particolari posso permanere nell'aria per pochi minuti) e pertanto non possono essere lunghe.
Essendo un fenomeno del tutto naturale, le scie di condensazione seguono determinate leggi fisiche, le quali si possono riassumere in tre principali condizioni fondamentali:- quote superiori agli 8000 metri;- umidità relativa non inferiore al 70%;- temperatura inferiore ai -40 °C.(Questi valori si possono trovare nelle definizioni di "contrails" riportate da alcuni manuali di meteorologia, da Wikipedia, dai siti della NASA, FAA, NOAA, EPA e US Air Force.)
Le scie che possiamo vedere tutti i giorni, però, sono scie particolari, del tutto diverse dalle scie di condensazione. Non servono titoli di studio particolari per rendersene conto: è sufficiente alzare lo sguardo al cielo. Queste scie sono molto lunghe e molto persistenti: alcune di esse si estendono da orizzonte a orizzonte e permangono nell'aria addirittura per molte ore. Altre assumono comportamenti strani: nella loro lunghezza svaniscono in alcuni tratti ma permangono in altri, oppure si espandono a dismisura o ancora si espandono "a tratti". Inconsueto e improbabile fenomeno se si trattasse di semplice vapore acqueo. In alcuni giorni si possono contare nell'arco di un'ora decine e decine di scie e in altri giorni si può assistere alla formazione di veri e propri reticolati nel cielo. Queste scie sono state avvistate anche fuori dalle rotte degli aerei di linea, a quote improbabili per gli aerei di linea e in spazi aerei non consentiti al traffico civile e/o commerciale. A questo punto viene naturale chiedersi: se sono scie degli aerei, di quali aerei si tratta e soprattutto… che tipo di scie sono? E' evidente che non sono scie di condensazione. Quindi… che cosa sono? Da cosa sono composte?

Lo scopo di questo articolo è quello di dare un'informazione, argomentare e fornire spunti di approfondimento su un un fenomeno tanto reale quanto screditato. Le scie chimiche: strane strisce bianche e permanenti lasciate dagli aerei, molto diverse dalle normali scie di condensazione.
Se non avete mai sentito parlare di scie chimiche o siete dubbiosi o scettici a riguardo, speriamo che l'articolo vi abbia incuriosito per poi apprfondire in rete l'argomento.
Ciò che possiamo fare è condividere i nostri dubbi, le nostre perplessità riguardo una disinformazione mediatica sempre più incalzante.

domenica 10 febbraio 2008

Perchè andare a votare?

Il 13 e 14 aprile si andrà a votare, questo è stato deciso dalla nostra classe politica e io mi domando perchè dovrei recarmi alle urne.
Una maestra, tanti anni fa, mi disse che il voto è un diritto e un dovere, se ne parlava in quelle tipiche discussioni in aula tra alunni che devono sforzarsi a trovare quali siano i diritti e i doveri dei cittadini. Ci hanno insegnato che bisogna andare a votare.
Oggi mi sono ricreduto, il disgusto e la sfiducia verso questi politici è tale da farmi pensare che forse è meglio passare un week-end con la famiglia.
Perchè dovrei votare per un parlamento che non mi permette di eleggere un rappresentante, perchè devo assistere a queste fantomime che i politici attuali recitano in tutte le trasmissioni televisive proponendo imbarazzanti discussioni nelle quali l'interesse comune non emerge mai.
Perchè dovrei votare, quando in questi ultimi due-tre lustri nessun politico o partito ha dimostrato di lavorare seriamente per questo Paese. Perchè dovrei votare personaggi che hanno sentenze passate in giudicato e continuano a frequentare il parlamento godendo di privilegi che negli anni si sono "aggiudicati" subdolamente fregandosene del popolo.
Perchè dovrei votare personaggi che da trenta-quarant'anni frequentano questa politica e che non hanno mai fatto una programmazione seria per risollevare l'economia dell'Italia, vivendo ormai fuori dalla realtà dei problemi dei cittadini italiani i quali ogni giorno cercano di sopravvivere nella giugla delle città italiane. Che ne sanno loro di stipendi bassi (guadagnano milioni), che ne sanno di traffico, metropolitne e autobus stracolmi(viaggiano in comode BMW con autista e scorta), che ne sanno di lavoro (si autoeleggono da soli), che ne sanno di bollette, aumenti, cassa integrazione (provate a chiedergli il prezzo di un litro di benzina, o qualche prodotto di mercato), che ne sanno di immondizzia (vivono in magnifici appartamenti o ville e sempre pagate due lire), vivono in "carrozza", c'è chi li preleva e li accompagna, chi li ripiglia e li porta a mangiare (sempre a scrocco), chi li ripiglia e li riporta in ufficio e chi la sera li porta in qualche locale o a casa.
Che ne sanno loro di noi, e io perchè dovrei votare per questi nomadi.
E si, perchè loro sono come i nomadi, vivono come nomadi, si approfittano come i nomadi e come i nomadi vivono come parassiti sulle nostre spalle con assoluta indifferenza.
Io ho deciso di non votare