Che cos'è la democrazia? Il professore Giovanni Sartori, politologo e professore emerito italiano ritiene che la teoria della democrazia stia sopra i fatti, che li debba trascendere e valutare; ritiene che debba tener conto dei fatti, di come l'esperienza riopera sulla teoria.
Di seguito un mio appunto sul padre della democrazia, Rousseau le cui idee influenzarono la rivoluzione francese e su Montesquieu considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. Questa appunto potrà essere utile per preparare l'esame di scienza politica alla facoltà di scienze politiche (ma anche per l'esame di Storia delle dottrine politiche, stessa facoltà)
Lino B.
LA DEMOCRAZIA IN ROUSSEAU E GOVERNO DI MONTESQUIEU
La concezione moderna del potere
Rousseau: 1712-1778 scrisse IL DISCORSO SOPRA SCIENZE E LE ARTI dove sostiene la tesi contrapposta a quella dell’illuminismo, la valutazione positiva dell’incivilimento determinata dall’estendersi delle scienze e delle arti a favore del progresso. Questo progresso dovuto alla scienza e alle arti ha invece per R corrotto l’uomo. Arti e scienze sono la conseguenza di una inutile curiosità che ha fatto uscire gli uomini dal felice stato di natura.
NEL DISCORSO SULL’ORIGINE E I FONDAMENTI DELLA INEGUAGLIANZA (1755) R delinea le tappe che hanno segnato il passaggio dallo stato di natura alla società civile. R appartiene alla tradizione del contrattualismo moderno cioè all’idea che i cittadini appartengono alla condizione covile attraverso un patto stipulato fra i singoli individui. Questo passaggio è conseguente alla nascita di una disuguaglianza non connaturata nello stato di natura. Nella condizione naturale l’uomo sentirebbe pochi bisogni che potrebbero essere facilmente soddisfatti. L’uomo è perfettamente autosufficiente, non dipende da alcun altro uomo, è quindi libero ed uguale a tutti gli altri e pienamente soddisfatto rispetto ai bisogni che lo determinano. Egli prova sentimenti di simpatia e comprensione. Su questa autosufficienza e indipendenza R fonda la sua concezione dell’uguaglianza naturale fra gli uomini. Col tempo si avvia un processo per cui i bisogni naturali diventano sempre più complessi. La spontaneità è sostituita dal lavoro, tutto ciò fa si che i singoli avvertano il bisogno dell’interdipendenza dagli altri uomini perché i nuovi bisogni necessitano di una collaborazione. Fase 1) nascita agricoltura---) sviluppo della proprietà; fase 2) costituzione della società civile---) tutela proprietà che è fondata sulla disuguaglianza fra ricchi e poveri; fase 3) nascita istituzioni giuridiche---) garanzia ai pochi proprietari della supremazia sulla maggioranza dei poveri.
Il contratto sociale: 1762 critica al processo di incivilimento. R riconosce che la vita dello stato di natura così come l’ha immaginata non è esente da svantaggi; in essa nasce inevitabilmente la disuguaglianza e si ha la causa nella natura del sorgere di conflitti e di violenze che possono essere risolte soltanto dal diritto del più forte. R deve trovare una forma di associazione che difenda e protegga le persone e i beni di ogni associato e mediante la quale ciascuno unendosi a tutti obbedisca tuttavia a se stesso. Questa è la formula: “…nel patto sociale ciascun individuo deve cedere tutto se stesso e tutti i suoi diritti..”. La differenza con Hobbes sta che il destinatario non è più un singolo individuo bensì il corpo politico nella sua interezza. Nasce la volontà generale che esprime una nuova dimensione del potere: obbedendo ad essa l’individuo non obbedisce che a se stesso. La volontà generale non è la volontà di tutti; essa vuole il bene generale mentre la volontà di tutti potrebbe anche indirizzarsi verso un obiettivo che non risponde necessariamente al bene comune e generale ma al bene di una parte. La sovranità appartiene al popolo in modo indivisibile e inalienabile. Questa si può esprimere quando si ha un corpo politico unitario cioè quando il popolo è riunito fisicamente in un’assemblea solennemente convocata. Qui si fanno le leggi. Per applicarle ci vuole un organo esecutivo demandato dal Governo che non è potere separato, ha facoltà di mandare in esecuzione le leggi di potere. E’ contrario ad una netta divisione fra potere legislativo ed esecutivo, cioè al filone che da Locke e Montesqieu in poi ha individuato come caratteristica di stato di diritto. La separazione per R è resa impossibile dal fatto che la volontà generale è indivisibile, quindi la sovranità non è divisa né può essere rappresentata. Il vero corpo politico è la sovranità popolare riunita in assemblea. La proposta di R si rispecchia meglio in stati di piccole dimensioni come le città dei cantoni svizzeri in cui è possibile esercitare la virtù civica.
La volontà generale non è la semplice somma delle particolari volontà: essa è piuttosto espressione diretta della volontà dei cittadini che mirano ad un interesse generale. Sovranità---)contraenti---)corpo morale (si agisce correttamente quando l’azione del singolo è moralità dell’io comune). Al popolo spetta la sovranità, sovranità popolare. Il centro di riflessione è “come è possibile che l’uomo, senza rinunciare alla libertà cioè all’uguaglianza con gli altri, possa riunirsi in un’associazione?”
Il pensiero politico di Montesqieu: (1689-1755) l’originalità è legata all’ideazione di una nuova teoria delle forme di governo. La sua opera principale del 1748 è LO SPIRITO DELLE LEGGI preceduta da due opere profonde come LE LETTERE PERSIANE e la CONSIDERAZIONE SULLE CAUSE DELLA GRANDEZZA E DELLA DECADENZA DEI ROMANI. La causa della potenza e della crisi dell’impero romano è di tipo storico. E’ antifatalista e le ragioni degli eventi storici vanno ricercati in essa. La parabola politica dell’urbe romana è salita a potenza in virtù della mirabile armonia fra istituzioni e virtù civica, ma è decaduta per l’eccessivo allargamento del dominio imperiale.
Pur confrontandosi con le dottrine di Bodin, Hobbes, Locke, M si allontana dalle concezioni che tendono a vedere il corpo politico come una costruzione che si può anche dedurre in modo razionale indipendentemente dalle condizioni storiche. Considera la storia come elemento indispensabile per la conoscenza delle istituzioni.
Lo studio delle leggi: M è considerato uno dei padri dell’illuminismo europeo in quanto cerca di mostrare il legame che esiste tra i pregiudizi umani e le vicende storiche reali. Studia le leggi, le leggi naturali determinano l’essere delle cose e come tali non possono essere violate. Tipo di leggi: Umane (quelle che gli uomini danno a se stessi), naturali (quelle create da Dio e non dipendono dall’uomo). Col tempo nasce la conflittualità e gli uomini si devono dare tre tipi di legge: quelle del diritto internazionale per le relazioni con altri paesi; quelle del diritto pubblico per le relazioni tra governanti e governanti che regolano le istituzioni; quelle del diritto civile che stabiliscono le relazioni fra i cittadini indipendentemente dalle loro condizioni di governato o di governante. Le leggi si adatteranno alle caratteristiche del popolo. Le leggi devono essere relative alla struttura fisica del paese, al clima, alla sua posizione di estensione ma anche genere di vita dei popoli. Devono essere compatibili alla religione, alle inclinazioni, alle ricchezze, al commercio, ai costumi e alle maniere del popolo.
M professa un ideale politico che è quello della costituzione inglese (modello gotico) in cui la pluralità degli organismi sociali e politici trova una forma unitaria in cui la libertà viene difesa.
La libertà è strettamente connessa a ciò che la legge permette. Ma la libertà c’è finché si stabiliscono i limiti dell’abuso di potere e per fare questo è il potere che ferma il potere.
Le teorie sulle forme di Governo: monarchia temperata da leggi, secondo il modello inglese. Per M il governo francese davano eccessiva importanza ai fattori spirituali. M analizza le varie forme: repubblicano è quello in cui il popolo possiede il potere sovrano (può essere democratico che aristocratico); monarchico è quello in cui uno solo governa in base a leggi fisse e immutabili, mentre il dispotico governa senza leggi e regole. Nella monarchia il principio è l’onore in vista del prestigio che spetta alla nobiltà con i suoi diritti. Bisogna rispettare i privilegi di chi può arginare l’abuso di potere da parte del re. M è dell’idea che l’esistenza di una magistratura permanente e indipendente renderebbe tutto operante qualora le leggi vengano minacciate dalla degenerazione della Monarchia. Per M i piccoli stati sono governati meglio dalla Repubblica, quelli medi dalla Monarchia, quelli molto estesi dal dispotismo. Egli diffida del principio radicale della repubblica democratica e guarda più alla libertà difesa nei principi della monarchia costituzionale: questa si corrompe quando le massime dignità diventano simbolo di massima schiavitù.
Perché non si possa abusare del potere è necessario che il potere fermi il potere, il pericolo è costituito dalla concentrazione del potere, così annuncia la separazione dei poteri. Studia la costituzione inglese contrapposta all’assolutismo francese. Il potere deve essere distribuito fra potere legislativo che controlla l’esecutivo ed è articolato al suo interno da una rappresentanza nobiliare (camera lord) e una popolare (camera dei Comuni); un potere giudiziario poco autonomo; un potere esecutivo che partecipa al legislativo. Mostra preoccupazione per le tendenze assolutistiche della monarchia francese. In Francia i poteri non sono più rappresentati dall’aristocrazia degna, sono impersonati da una perdita di onore.
Burke è noto per la sua opera RIFLESSIONISULLA RIVOLUZIONE FRANCESE del 1789. Nel 1744 con la LETTERA AGLI ELETTORI DI BRISTOL polemizza col mandato imperativo ritenendo il Parlamento non un congresso di delegati locali che portano le istanze di interesse particolari ma l’assemblea deliberativa della nazione.
a cura di Lino B.
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